SONO SALVE STASERA

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1863. Operai al lavoro sulla Metropolitana di Londra.  (autore sconosciuto)

Sono salve stasera
le tane delle nutrie
lungo gli argini dell’acquitrino.

Le ho viste rovistare
dentro a un forno, cavi elettrici
per il tetto crollato
da un rovinoso cedimento.

Tendo al loro passo fitto,
trantran curioso tra gli sterpi,
la decisione con cui guadano l’asfalto,
impavidi alle salve di cani a caccia.

Mi somiglio al guitto roditore
e l’incisivo e quella smania di creare
nuovi ordini del mondo, nuove strade.

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IN MORTE DEL PADRONE

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S. Salgado, Genesi, 2

Steso placido al patio
di un bar di vacanze in lutto
un vecchio cane quieto accoglie
le esequie del suo titolare.

Alle gambe degli astanti
cede il passo, annusa l’aria
stira la schiena e stremato
s’accuccia grave al cemento.

Ha accudito a una vita, ora
rileva la sua buonuscita,
– il suo solstizio –
fedele, finalmente,
solo a se stesso.

Ora che ti cerco, tu non sei

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Ora che ti cerco, tu non sei.
Non un piccolo rimbecco
al mio richiamo.

Ti cerco tra le stanze, senza tregua,
navigando sul tappeto forato
da talpe di tabacco, senza meta,
come si cerca una chiave smarrita,
un ciondolo inutile fregio per cui si fa tardi,
quella sigaretta fuori dal pacchetto
valido motivo all’astinenza.

Se le nostre vite fossero un duetto
sarei la nota sbagliata, l’accordo stonato.
Sarei, alla cena imbandita,
il becco smussato del tavolo.

Sono lingua mozza al palato,
folate fredde al volo di un falchetto.

Magnificat

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Maria e Elisabetta, tratto da “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli

Mi accorgo quando arrivi, improvvisata,
(anche quando ti aspetto e compari
dall’angolo della profumeria)
che ti leggo l’umore dal rumore dei tacchi
o dalla smorfia obliqua delle sopracciglia

Mi accorgo, dicevo, che il verbo esultare
non sia per me di gran festeggiamento
di grida e salti e braccia al cielo
(come per Pertini a quel Mondiale)

Forse resta soffocato in un fiato
in un mezzo sorriso inebetito
come Magnificat in un sussulto canto
e tutto crocchia dentro, carasau.

RESPIRO DALLE TENDE

Ragazza alla finestra
Salvador DALÍ, Muchacha a la ventana – 1925 (Giovane ragazza in piedi davanti alla finestra) Olio su tela – cm. 103 x 75 Madrid – Museo Reina Sofia

Dalle tende bianche appese
a queste finestre pare
un respiro tranquillo,
il vento,
un saliscendi sereno.
Gonfiano
Svuotano
Tengono il fiato e sbuffando
Si rilassano.

Quanti chissà penseranno con me
alle maree, tende che aprono
e chiudono al cielo,
all’eterno mutare dei giorni,
ai cicli continui di curve, dio
che gioca con me sotto l’acqua
a fare le smorfie del pesce che parla.

Le tende respiro del mondo
Il mio spirito aleggia
Pulviscolo vacuo nel Vuoto

Crepita e cretta la vita

V. Van Gogh, A Meadow in the Mountains Le Mas de Saint-Paul,1889
V. Van Gogh, A Meadow in the Mountains: Le Mas de Saint-Paul,1889
Crepita e cretta la vita
nel limo fresco degli argini
mentre le vespe guerriere
sorvolano attente le tenute

dei contadini padani.

Salutami il mare, mi dicesti, quando torni,
tra i i rami tentacoli a picco sul lungargine
del Bacchiglione e ci sfiorammo
e forse per l’abbaglio del meriggio
persi la strada e nuovo ritornai
a questo limo e a queste rive.

Le vespe alte al suolo profetano
fertili piogge. Oggi con loro sorvolo
grovigli smeraldi grigio-verdi
delle siepi e dei tuoi occhi
a picco sui canali
e la tua lingua esausta
un pungiglione
rievoca ricordi oramai

È tempo di migrare

Andrew Wyeth, Squall, 1986
Andrew Wyeth, Squall, 1986

È tempo di migrare.
Come limaccia scerpata dal guscio,
striscio lontano da questo mare
rovescio, cobalto le barche
e l’acqua di sabbia e di sale.

Via dalle scritte sui muri di casa,
dal roseo divano, lembo di lotte
e passione, di rabbie e di sogni,
di vane carezze e baci e smisurate preghiere.
Via dalle fulgide lame di sole
dalle finestre socchiuse al canto di anatre roche.
Via da tutti i motivi.
Via dalla vita giocosa
e gli odori di casa, marmitte e soffritti
per un asettico altrove.

Perché quelle gemme minute
non valgono più di quest’angolo
cereo cemento?
Perché non riesco a far festa
per gravide piogge lontane,
per una speranza-tormento?
Vita! Oh, vita senza un buon vento
che spinga ad un porto sicuro,
vita senza radicamento…

Mi arrendo sconfitto a un eterno
trasloco, lo sguardo al soffitto
alla tela sbavata di un ragno.
È tempo di migrare.
Ma resto. Come vespa testarda
che sbatte imperterrita al vetro.